La pratica di Marta Gálvez-Cañero Arrazola si espande come un territorio di esplorazione intima, dove la materia – il cartone, l’immagine e il frammento – diventa pensiero in movimento. La sua opera parte da un gesto silenzioso, quasi rituale: ritagliare, disporre, nascondere e rivelare; azioni che fungono da regole aperte all’interno di un processo nel quale ogni decisione attiva nuove possibilità formali. Un processo che, come descrive la stessa artista, avanza «a tratti, palmo a palmo», in dialogo costante con il vuoto e con un’immaginazione che si intreccia attorno alle sue mani.
Marta Gálvez-Cañero ha sviluppato un linguaggio visivo in cui il collage si consolida non solo come tecnica, ma anche come forma di pensiero e campo di sperimentazione. Le sue composizioni riuniscono immagini trovate, corpi frammentati e elementi simbolici che, quando vengono ricombinate, generano scenari sospesi tra l’onirico e l’arcaico. Ogni incontro tra forme provenienti da mondi diversi trasforma il loro significato originario e apre la possibilità di un nuovo spazio creativo, dove le relazioni tra gli elementi danno luogo a narrazioni inaspettate.
In le opere presentate qui, le forme si emancipano: crescono, si contraen, ruotano, si fratturano e si allungano come piccole figure contorsionistiche in un equilibrio instabile. I corpi, a volte incompleti e altri ibridi, diventano architetture improbabili, sostenute da delicati assemblaggi che sfidano la logica spaziale.
Nascono giardini enigmatici, altari e scene sospese, dove il quotidiano si trasforma in racconto e ogni nuova relazione tra le forme crea un territorio aperto, sempre pronto ad essere abitato dall’immaginazione.
In questo universo compaiono anche segni ricorrenti che configurano un immaginario profondamente legato ai sogni e all’inconscio: luci che sembrano guidare o rivelare, figure sospese in scene senza gravità e corpi e oggetti che galleggiano in equilibri impossibili. Questi elementi non solo rafforzano la dimensione onirica della sua opera, ma permettono alle immagini di liberarsi della logica fisica per stabilire relazioni guidate dall’intuizione, dal desiderio e dalla memoria.
L’artista esplora la propria memoria come un archivio attivo, recuperando immagini, segni e oggetti dimenticati che, nelle loro nuove disposizioni, reclamano una lettura diversa. Procedenti da tempi, contesti e significati diversi, questi frammenti stabiliscono nuove relazioni tra loro e costruiscono un racconto aperto, dove lo spostamento e la trasformazione generano nuove possibilità di senso.
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Da più di due decenni, Marta Gálvez-Cañero Arrazola sviluppa una pratica artistica incentrata sulla pittura e il collage come strumenti di ricerca visiva.
La sua opera esplora la costruzione dello spazio attraverso la sovrapposizione, il movimento e la ricomposizione delle forme, creando composizioni che oscillano tra l’astrazione e l’evocazione di paesaggi interni.
Tra il 2010 e il 2017, combinò la sua attività artistica con l'insegnamento del disegno, della pittura, del collage e di altre tecniche delle arti visive, contribuendo alla formazione di artisti emergenti.